Grazie, Presidente. Colleghi e colleghe, la sanità pubblica è un bene inalienabile. Intervengo a nome del Partito Democratico per sottolineare, ancora una volta, l'importanza del sistema sanitario nazionale, senza nasconderne le criticità e le necessità da sanare con urgenza, ma con la consapevolezza che garantire il diritto alla salute a tutte e a tutti dovrebbe essere, per qualsiasi Governo, la priorità, perché è su questo che ci giochiamo la democrazia di un Paese e l'uguaglianza dei cittadini. Per il Partito Democratico è una battaglia di civiltà che facciamo ogni giorno. Lo facciamo dall'inizio di questo mandato e anche nei mandati precedenti, perché le liste di attesa non sono un problema tecnico, non sono una questione amministrativa, sono semplicemente lo specchio fedele di un sistema sanitario che questo Governo sta lentamente, ma sistematicamente, smantellando. Lo dico con la chiarezza che questa situazione impone. Il perché ce lo dicono i numeri e i numeri raccontano una storia precisa che qui voglio ricordare. Nel solo 2025, 5,8 milioni di persone sono state costrette a rinunciare a cure, a visite o ad esami, 1 cittadino su 10. Non stiamo parlando di piccoli disagi, stiamo parlando di diritti negati, di malattie non diagnosticate, di vite che valgono meno, perché chi ha la sfortuna di non avere un conto corrente capiente, aspetta. Secondo i dati Ipsos, fatti per la Federazione italiana dei medici di medicina generale, l'80 per cento degli italiani ha rinunciato, almeno una volta, a una prestazione sanitaria pubblica nell'arco del 2025, contro il 65 per cento del 2024. Un peggioramento in 1 solo anno di 15 punti percentuali. Un peggioramento, dunque, costante, documentato e indiscutibile, perché chi può si rivolge al privato, pagando, chi non può aspetta mesi, a volte addirittura anni. Le attese medie sono di 105 giorni. È bene ricordare questi numeri anche in quest'Aula. Per una TAC si aspetta fino a 360 giorni; per le prime visite specialistiche, che sono l'inizio di un iter diagnostico, fino a 500 giorni; per una colonscopia fino a 720 giorni. Lo ripeto: 720 giorni per una colonscopia. Se questa non è un'emergenza sanitaria, diteci voi come si chiama. Eppure, questo Governo ha scelto di rispondere con la propaganda. Lo dimostra, ancora una volta, la mozione della maggioranza, piena di desiderata, di volontà ipotetiche, di sforzi per arrivare a superare le criticità di una sanità che loro stessi stanno smantellando. Il cosiddetto decreto Liste di attesa ne è l'esempio. È stato approvato nel giugno del 2024, a pochissimi giorni dalle elezioni europee - non ce lo siamo dimenticati - ed è stato presentato come una svolta storica per il nostro Paese. Peccato che questo Governo ha il vizio delle misure elettorali spot. Ce lo ricordiamo bene cosa è successo pochi giorni fa, prima di questo referendum costituzionale, con l'abbassamento di soli 20 centesimi delle accise sui carburanti, proprio per 20 giorni, giusto in prossimità del referendum. È una continuazione di annunci, di spot, di titoloni, che però non portano da nessuna parte. Ma i cittadini non sono certamente stupidi, i conti prima o poi si fanno e il referendum ne è stato una grande dimostrazione, con una partecipazione straordinaria e un messaggio politico chiaro. Su questo decreto Liste di attesa siamo stati chiari fin dai primi giorni.
Un decreto Liste di attesa senza risorse non poteva portare da nessuna parte, era un bluff e oggi i fatti ci danno ragione. Sono passati 21 mesi, 660 giorni da quel decreto e mancano ancora decreti attuativi fondamentali, tra cui quello che deve definire le metodologie per stimare il fabbisogno del personale per il Sistema sanitario nazionale, uno dei più importanti. Infatti, non ci sono piani assunzionali di assunzioni straordinarie, non c'è 1 euro aggiuntivo strutturale sul personale. Il fantomatico annuncio del Ministro Schillaci di un piano di 30.000 persone è sparito, non c'è più nemmeno nella legge di bilancio. L'Organismo nazionale di verifica e controllo sulle Liste di attesa, istituito nel 2024, con oltre 1,5 milioni di euro di dotazione, non è ancora operativo dopo 18 mesi e non sappiamo chi lo dirige, come è composto, se si sia mai riunito in una qualche riunione per discuterne. Allora ci chiediamo: senza questo soggetto indipendente, chi certifica che le liste stiano davvero calando? Su quali dati il Ministro Schillaci e il Governo di cui fa parte ci dice che la situazione è in miglioramento? Semplicemente la risposta non c'è, ma fin troppo semplice. Su dati che nessuno può verificare, perché la piattaforma nazionale è opaca, non è trasparente, non è consultabile, non dà dati per regione, né per singola struttura. Fornisce unicamente dati nazionali, che non ci permettono davvero di capire dove le liste di attesa sono più lunghe e dove le prestazioni sono più attese. Un sistema opaco, garantito dall'assenza di un controllo. Questo non significa governare la sanità, significa semplicemente fare un'operazione di facciata e nascondere il problema sotto il tappeto. Permettetemi di essere precisa, perché qui il nodo è strutturale e si chiama: definanziamento della sanità pubblica, perché su questo il Governo continua a mentire agli italiani. Non abbiamo mai visto un record investimenti su questo, come continuano a ripetere il Ministro Schillaci e la Presidente Meloni. I numeri lo dicono da soli, non basta interpretarli, è sufficiente leggerli. La spesa sanitaria pubblica in rapporto al PIL scende: 6,3 nel 2024, con bisogni crescenti e una popolazione che invecchia. Si prevede che arrivi al 5,9 nel 2028. La media europea è del 7 per cento. Il gap con i nostri partner europei è di 43 miliardi in meno di euro all'anno. La spesa pro capite - giusto per vedere tutti i dati e leggerli da tutti i punti di vista - italiana è di 3.835 dollari, contro la media OCSE di 4.625. Siamo l'ultimo Paese del G7. Germania e Regno Unito spendono più del doppio di noi per la salute dei nostri cittadini. La spesa sanitaria sul PIL aveva faticosamente raggiunto - lo voglio ricordare - il 7 per cento con gli ultimi Governi della passata legislatura, durante e dopo la pandemia. Voglio ricordare e ringraziare l'ex Ministro Speranza, che aveva fatto un lavoro straordinario con quel Governo, in un momento complicatissimo. Questo Governo, però, ha inaugurato una stagione di tagli, confermata dalla stessa Corte dei conti. Non è un'opinione politica, è un dato di fatto ed è un dato certificato. Il conto, come sempre, lo pagano i cittadini. La spesa sanitaria pubblica privata delle famiglie ha raggiunto quasi 10 miliardi nel 2025, con un aumento del 42 per cento rispetto al 2015; 1.700.000 persone ha fatto ricorso a prestiti per curarsi e le famiglie italiane sono quelle che pagano più di tutte in Europa per la loro salute. Stiamo trasformando la salute da un diritto universale in un privilegio per chi può permetterselo. Questo è il vero risultato di questo Governo sulla sanità.
Del resto, lo stesso Ufficio parlamentare del bilancio, proprio ieri, ha certificato che la spesa diretta delle famiglie è 9 punti percentuali sopra la media europea; ha certificato che un terzo della spesa pubblica, già oggi è ai fornitori privati; ha certificato che l'espansione della sanità integrativa con fondi, mutuo, assicurazioni, è cresciuta di oltre il 100 per cento degli ultimi anni. Lo dico in parole povere: cosa significa tutto questo? Che il sistema sanitario italiano rallenta, il privato cresce, i fondi sanitari sono in forte espansione. Così non si fa che aumentare le disuguaglianze e si mina il principio costituzionale di universalità della cura. Per noi le battaglie sono semplici e sono le seguenti: aumentare il finanziamento pubblico al 7,5 per cento del PIL (una media europea) in un percorso serio, credibile e pluriennale; superare i tetti di spesa del personale risalenti al Governo Berlusconi ed avviare un piano straordinario di assunzioni, perché mancano medici e infermieri; render la piattaforma nazionale pienamente trasparente, con dati leggibili...
...rendere finalmente operativo l'organismo di verifica; rafforzare la medicina territoriale e l'invecchiamento in prevenzione.
Concludo, Presidente. Il diritto alla salute è sancito dall'articolo 32 della Costituzione. Questa è un'emergenza seria, che merita una risposta vera. Continueremo a batterci perché la salute degli italiani non diventi una variabile dipendente dall'indifferenza di chi ci governa.